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lunedì 16 giugno 2014

La seta

La seta è una fibra proteica di un animale con la quale si possono ottenere tessuti tendenzialmente pregiati. La seta utilizzata per realizzare tessuti si ottiene dal bozzolo prodotto da bachi da seta. 

Si narra che la nascita della bachicoltura si deve all'imperatrice cinese Xi Ling Shi, ma probabilmente la lavorazione della seta si conosceva in Cina già nel 3000 a.C. Le vesti di seta che erano riservate agli imperatori cinesi entrarono a far parte del guardaroba della classe sociale più ricca. La crescente domanda per i prodotti in seta ha reso questa fibra una delle merci più importanti per il commercio internazionale fino a raggiungere l'industrializzazione della sua produzione.


Seta

venerdì 23 maggio 2014

Circolazione dei messaggi al tempo del Gran Khan


" Or sapiate per veritade che di questa cittade si parte molti messaggi, li quali vanno per molte province: l'uno vae ad una, l'altro vae a un'altra, e cosí di tutti, ché a tutti è divisato ov'egli debbia andare. E sappiate che quando si parte di Canbalu questi messaggi, per tutte le vie ov'egli vanno, di capo de le 25 miglie egli truovano una posta, ove in ciascuna àe uno grandissimo palagio e bello, ove albergano li messaggi del Grande Sire. E v'è uno letto coperto di drappo di seta, e àe tutto quello ch'a messaggio si conviene; e s'uno re vi capitasse, sarebbe bene albergato. " (cap 97)
In queste stazioni i funzionari del Gran Khan hanno a disposizione quattrocento cavalli che l'imperatore fa tenere pronti per loro, per qualsiasi destinazione debbano partire. Ed e così in tutte le province dell'Impero. Con questo sistema i messaggeri dell'imperatore possono raggiungere qualsiasi località, trovando sempre alloggio e cavalli pronti ogni giorno.

Alle origini il termine “Posta” non rivestiva l’attuale significato, cioè quello che noi conosciamo sia come studiosi o in veste di semplici utenti di un servizio curato dallo Stato. Il termine “posta” deriva dal latino posita, ovvero “situata”, riferito alle antiche “stazioni di rifornimento”, veri e propri “centri di comunicazione” disposti a distanze anche di pochi chilometri uno dall'altro che permettevano il cambio dei cavalli e lo scambio della corrispondenza tra i corrieri. Con posta si indicava quindi un posto lungo la strada, sia nei borghi che lontano dai centri abitati, in cui il viandante poteva riposare, non importa se soltanto alla meno peggio oppure con tanto di giaciglio e vivande.

venerdì 16 maggio 2014

La moneta del Gran Khan

"Or sappiate ch'egli fa fare una cotal moneta com'io vi dirò. Egli fa prendere scorza d'un àlbore ch'à nome gelso — èe l'àlbore le cui foglie mangiano li vermi che fanno la seta —, e cogliono la buccia sottile che è tra la buccia grossa e 'l legno dentro, e di quella buccia fa fare carte come di bambagia; e sono tutte nere. Quando queste carte sono fatte cosí, egli ne fa de le piccole, che vagliono una medaglia di tornesegli picculi, e l'altra vale uno tornesello, e l'altra vale un grosso d'argento da Vinegia, e l'altra un mezzo, e l'altra 2 grossi, e l'altra 5, e l'altra 10, e l'altra un bisante d'oro, e l'altra 2, e l'altra 3; e cosí va infino 10 bisanti. E tutte queste carte sono sugellate del sugello del Grande Sire, e ànne fatte fare tante che tutto 'l tesoro (del mondo) n'appagherebbe." (cap. 95)
 Ancora una volta la seta, anche se indirettamente, entra a far parte dell'economia orientale. Le banconote vengono create a partire dalla lavorazione della corteccia del gelso, le cui foglie vengono usate come nutrimento per i bachi da seta. Marco Polo ne parla con stupore, del resto un’idea del genere era lontana dalle menti degli uomini del suo tempo. In Europa, i primi biglietti nacquero solo nel XVII secolo.


Marco Polo non si limita a descrivere le banconote cinesi, ma ne porta seco a Venezia alcuni esempi. La tradizione narra che il viaggiatore veneziano sarebbe stato deriso dai suoi concittadini per i quali l’argento e l’oro delle monete sembravano assai più solidi e certi a differenza della carta che era poco credibile.

domenica 11 maggio 2014

Descrizione dei popoli orientali

Le popolazioni orientali vengono descritte come gente rozza e arretrata, tuttavia abili nell'agricoltura, nella caccia e nella lavorazione delle pelli per farne indumenti.
"La gente dimora ne le montagne molto alte: adorano idoli e sono salvatica gente, e vivono de le bestie che pigliano. Loro vestire è di pelli di bestie, e sono uomini malvagi. " (cap 49)
 " Quivi si fa drappi d'oro e di seta; e quivi àe molta bambagia, e quivi àe abondanza d'orzo, di miglio e di pan(i)co e di tutte biade, di vino e di frutti. " (cap 32)
 " Quivi si fa lo vino di dattari e d'altre ispezie asai, e chi 'l bee e non è uso, sé 'l fa andare a sella e purgalo; m[a] chi n'è uso fa carne assai. Non usano nostre vivande, ché se manicassero grano e carne, infermarebbero incontanente; anzi usano per loro santà pesci salati e dattari e cotali cose grosse, e con queste dimorano sani. Le loro navi sono cattive e molte ne pericala, perché non sono confitte con aguti di ferro, ma con filo che si fa della buccia delle noci d'India, che si mette in molle ne l'(a)cqua e fassi filo come setole; e con quello le cuciono, e no si guasta per l'acqua salata. Le navi ànno una vela, un timo[n]e, uno àbore, una coverta, ma quando sono caricate, le cruopono di cuoie, e sopra questa coverta pongono i cavalli che menano in India. No ànno ferro per fare aguti e è grande pericolo a navicare con quelle navi. [...]  Elli seminano loro biade di novembre e ricogliele di marzo, e cosí fanno di tutti loro frutti; a da marzo inanzi non si truova niuna cosa viva, cioè verde, sopra terra, se non lo dattaro, che dura infino a mezzo maggio; e questo è per lo grande caldo. Le navi non sono impeciate, ma sono unte d'uno olio di pesce. " (cap 36)
" E' sono molto begli cacciatori e prendono bestie molte, e de le pelle si vestono e calzano; e ogni uomo sa conciare le pegli de le [bestie] che pigliano. " (cap. 45)
" Lavorano bene tutte cose da cavalieri, freni, selle e tutte arme e arnesi. Le loro donne lavorano tutte cose a seta e ad oro, a ucelli e a bestie nobilemente, e lavorano di cortine e d'altre cose molto riccamente, e coltre e guanciali e tutte cose. " (cap 34)

mercoledì 23 aprile 2014

Culto degli idoli nella provincia di Tangut 
"A l'uscita de(l) diserto si truova una città ch'à nome Sachion, che è a lo Grande Cane. La provincia si chiama Tangut; e adorano l'idoli (ben è vero ch'egli v'à alquanti nestorini, e àvi saracini). La terra è tra levante e greco. E sapiate che ogni uomo che à fanciulli fae notricare uno montone a onore degl'idoli. A capo dell'anno, ov'è la festa del suo idolo, lo padre col figliuolo menano questo montone dinanzi a lo suo idolo, e fannogli grande riverenza con tutti li figliuoli. Poscia fanno correre questo montone; fatto questo, rimenall[o] davanti a l'idolo, e tanto vi stanno ch'è detto loro uficio e loro prieghi, ch'elli salvi li loro figliuoli. Fatto questo, danno la loro parte della carne a l'idolo; l'altra tagliano e portano a loro casa o a altro luogo ch'egli vogliono, e mandano per loro parenti, e mangiano questa carne con grande festa e reverenza. E sappiate che tutti gl'idolatori, quando alcuno ne muore, gli altri pigliano lo corpo morto e fannolo ardere. E quando si cavano di loro casa e sono portati al luogo dove debbono essere arsi, nella via li suoi parenti in piú luoghi ànno fatte certe case di pertiche o di canne copert[e] di drappi di seta e d'oro. E quando sono col morto dinanzi da questa casa, sí posano lo morto dinanzi a questa casa, e quivi ànno vino e vivande assai; e questo fanno perché sia ricevuto a cotale onore nell'altro mondo. E quando lo corpo è menato al luogo ove dé essere arso, quivi ànno uomini di carte intagliati e cavagli e camegli e monete grosse come bisanti, e fanno ardere lo corpo con tutte queste cose, e dicono che quello morto avrà tanti cavagli e montoni e danari e ogn'altra cosa nell'altro mondo quant'egli fanno ardere per amore di colui in quello luogo dinanzi dal corpo."

martedì 25 marzo 2014

Viaggio verso l'Oriente.


Il motivo del viaggio, prima del padre e dello zio e successivamente dello stesso Marco Polo, è quello del commercio. La ricerca di oggetti esotici affascinava il mondo occidentale già dal tempo dei romani e sollecitava per questo motivo i mercanti a spingersi così lontano per acquistarli. 


La via della seta rappresenta proprio quel reticolo di itinerari e percorsi che collegavano Oriente e Occidente già da tempi antichissimi.
Negli anni in cui tale via fu percorsa da Marco Polo tale via era resa sicura dalla pax mongolica in seguito all'espansione dell'impero mongolo nel continente asiatico.