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martedì 3 giugno 2014

Le navi dell'India

Le navi sono sicuramente il miglior mezzo di trasporto per il commercio. Nel Milione è presente una dettagliata descrizione della loro struttura e del loro utilizzo.
"[P]oscia ch'abiamo contato di tante province terrene, com'avete udito, noi conteremo de le meravigliose cose che sono ne l'India. E coninceròvi a le navi, ove i mercatanti vanno e vegnono.  Sapiate ch'elle sono d'un legno chiamato abeta e di zapino, ell'ànno una coverta, e 'n su questa coperta, ne le piúe, à ben 40 camere, ove in ciascuna può stare un mercatante agiatamente. E ànno uno timone e 4 àlbori, e molte volte vi giungono due àlbori che si levano e pognono; le tavole so' tutte chiavate doppie l'una sull'altra co buoni aguti. E non sono impeciate, però che no n'ànno, ma sono unte com'io vi dirò, però ch'egli ànno cosa che la (tengono) per migliore che pece. E' tolgono caneva trita e calcina e un olio d'àlbori, e mischiano insieme, e fassi come vesco; e questo vale bene altrettanto come pece.  Queste navi voglion bene 200 marinai, ma elle sono tali che portano bene 5.000 sporte di pepe, e di tali 6.000. E' vogano co remi; a ciascun remo si vuole 4 marinai, e ànno queste navi ta' barche, che porta l'una ben 1.000 sporte di pepe. E sí vi dico che questa barca mena ben 40 marinai, e vanno a remi, e molte volte aiuta a tirare la grande nave. " (cap 154)

venerdì 23 maggio 2014

Circolazione dei messaggi al tempo del Gran Khan


" Or sapiate per veritade che di questa cittade si parte molti messaggi, li quali vanno per molte province: l'uno vae ad una, l'altro vae a un'altra, e cosí di tutti, ché a tutti è divisato ov'egli debbia andare. E sappiate che quando si parte di Canbalu questi messaggi, per tutte le vie ov'egli vanno, di capo de le 25 miglie egli truovano una posta, ove in ciascuna àe uno grandissimo palagio e bello, ove albergano li messaggi del Grande Sire. E v'è uno letto coperto di drappo di seta, e àe tutto quello ch'a messaggio si conviene; e s'uno re vi capitasse, sarebbe bene albergato. " (cap 97)
In queste stazioni i funzionari del Gran Khan hanno a disposizione quattrocento cavalli che l'imperatore fa tenere pronti per loro, per qualsiasi destinazione debbano partire. Ed e così in tutte le province dell'Impero. Con questo sistema i messaggeri dell'imperatore possono raggiungere qualsiasi località, trovando sempre alloggio e cavalli pronti ogni giorno.

Alle origini il termine “Posta” non rivestiva l’attuale significato, cioè quello che noi conosciamo sia come studiosi o in veste di semplici utenti di un servizio curato dallo Stato. Il termine “posta” deriva dal latino posita, ovvero “situata”, riferito alle antiche “stazioni di rifornimento”, veri e propri “centri di comunicazione” disposti a distanze anche di pochi chilometri uno dall'altro che permettevano il cambio dei cavalli e lo scambio della corrispondenza tra i corrieri. Con posta si indicava quindi un posto lungo la strada, sia nei borghi che lontano dai centri abitati, in cui il viandante poteva riposare, non importa se soltanto alla meno peggio oppure con tanto di giaciglio e vivande.

giovedì 1 maggio 2014

Mezzi di trasporto lungo la via della seta

Si immagina facilmente che al tempo di Marco Polo l'unico mezzo di trasporto era il cavallo. Attraverso il romanzo vi sono moltissimi riferimenti alle giornate che bisognava spendere a cavallo per giungere da una città all'altra, spesso anche attraverso i deserti.

"Come si cavalca per lo diserto.
Quando l'uono si pa(r)te da Crema(n), cavalca sette giornate di molta diversa via; e diròvi come. L'uomo va 3 giornate che l'uono non truova acqua, se non verde come erba, salsa e amara; e chi ne bevesse pure una gocciola, lo farebbe andare bene 10 volte a sella; e chi mangiasse uno granello di quello sale che se ne fa, farebbe lo somigliante; e perciò si porta bevanda per tutta quella via. Le bestie ne beono per grande forza e per grande sete, e falle molto scorrere. In queste 3 giornate no à abitazione, ma tutto diserto e grande secchitade, bestie non v'à, ché no v'averebboro che mangiare."  (cap 37)
Tuttavia, in occasioni speciali, anche la nave rappresenta un mezzo di trasporto.
"Quando lo Grande Cane vide che messer Niccolao e messer Mafeo e messer Marco si doveano partire, egli li fece chiamare a sé, e sí li fece dare due tavole d'oro, e comandò che fossero franchi per tutte sue terre e fosseli fatte tutte le spese a loro e a tutta loro famiglia in tutte parti. E fece aparecchiare 14 nave, de le quali ciascuna avea quattro alberi e molto andavano a 12 vele. [..]  E dicovi sanza fallo ch'entrò nel[e n]avi bene 700 persone senza li marinari" (cap 18)